La Corte conclude che gli elementi e le informazioni portati a Sua conoscenza non stabiliscono l’esistenza di alcun legame di sovranità tra il territorio del Sahara Occidentale e il Regno del Marocco

Corte Internazionale di Giustizia

L'Aia, 16 ottobre 1975

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giovedì 17 dicembre 2009

32 giorni in sciopero della fame



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sabato 21 giugno 2008

Daddach menato di nuovo

Brutale percossa all'attivista Saharawi di diritti umani, SIDI MOHAMED DADDACH da parte di poliziotti marocchini in borghese in El Aaiun (Sahara Occidentale), per le sue attività di difensore dei diritti umani, e del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi.




L'Osservatorio dei Diritti Umani dell’Ordine degli Avvocati di Badajoz è stato informato per la propria vittima di questo atroce atto. L'attivista saharawi, residente in El Aaiun Occupato, Sidi Mohamed Daddach, si dedica alla difesa dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale, è Presidente del Comitato Saharawi di Appoggio all'Autodeterminazione nel Sahara Occidentale e Premio Rafto di Diritti dell'Uomo nel 2002. Dadach che è anche collaboratore e traduttore delle Missioni di Osservazione di questo Osservatorio, ha subito la mattina del martedì 17 Giugno, una brutale bastonata per strada, dopo essere uscito dal domicilio della famiglia saharawi Ahl Sbaai, in El Aaiun, dove si erano riuniti per ricevere l'attivista saharawi e difensore dei diritti umani Brahim Sabbar, alla sua liberazione per il Regime marocchino dopo compiere una condanna di due anni nel “Carcere Nero” di El Aaiun, come conseguenza delle sue attività nella difesa dei Diritti Umani.

Sidi Mohamed Daddach era uscito martedì scorso alle 7 del mattino per andare, come molti saharawi, al suddetto domicilio a salutare e congratulare all'attivista Brahim Sabbar per il suo ritorno in libertà. Alle ore 9 mentre usciva dalla casa, l'attendevano molti agenti di polizia marocchini, inviati dal noto torturatore El Bahri Hamid, e diretti dall'ufficiale Aziz Tuhima. Alla chiamata di uno degli agenti e mentre si girava, Daddach ha ricevuto un forte colpo nella testa che lo ha lasciato sdraiato per terra, dopodiché circa 15 agenti hanno cominciato ad aggredirlo con calci, pugni, e colpi di manganello in tutto il corpo, includendo il suo viso e la testa fino a fargli perdere la coscienza. Una volta recuperata la coscienza, dopo una ventina di minuti, hanno cominciato ad insultarlo, umiliarlo, e perquisirlo di forma vessatoria. Gli insulti che gli proferivano, e le urla che riceveva, si riferivano alla sua attività come traduttore negli ultimi processi celebrati a Rabat e Marrakech con le Missioni di Osservatori ai processi contro attivisti, minacciandolo affinché smettesse di accompagnare le Missioni ai processi e le sue attività per il rispetto dei Diritti Umani e la libertà nel Sahara Occidentale. Dopo è stato perseguitato da un altro agente di sicurezza marocchina che gli ha buttato una pietra sulla schiena mentre continuava ad insultarlo fino ad arrivare all’Avenida de Smara di El Aaiun (corso principale della città, NdT.). Era da lunedì scorso che le cosiddette forze dell’ordine marocchine, gli intimorivano e minacciavano che gli avrebbero dato una bastonata che non avrebbe mai dimenticato.


Lo scorso 3 Giugno, questo Osservatorio ha potuto costatare come nel corso dell'ultima sessione del processo contro Enaama Asfari (attivista e membro di CORELSO, Comitato per il Rispetto delle Libertà e dei diritti dell’uomo nel Sahara occidentale), l’imputato ha dovuto dichiarare in biancheria intima davanti al tribunale marocchino perché la polizia che lo custodiva gli ha obbligato a togliersi la Darraa saharawi e i pantaloni, mentre agenti in borghese intimorivano gli accompagnatori saharawi della Missione di Osservazione, dovendo intervenire a loro difesa i Giuristi che agivano come osservatori nel processo. Uno di quelli accompagnatori minacciati in sede giudiziale, era Daddach, che adesso è stato brutalmente picchiato.

Questo Osservatorio dei Diritti Umani dell'Illustre Ordine degli Avvocati di Badajoz, condanna pertanto energicamente questo atto selvaggio di violazione dei diritti umani, la repressione esercitata sugli attivisti e il traduttore, collaboratore di questo Osservatorio, Sidi Mohamed Daddach, Presidente del Comitato Saharawi di Appoggio all'Autodeterminazione nel Sahara Occidentale, ed esigiamo alle Autorità Marocchine che investighino questa azione brutale, e perseguano i suoi autori, come rispetto dei numerosi Trattati Internazionali sottoscritti per il Regno del Marocco, e gli Accordi Internazionali che obbligano al rispetto della popolazione saharawi, ultimo territorio ancora a decolonizzare dell'Africa.

Esortiamo al governo Spagnolo, all'Unione Europea e le Nazioni Unite, affinché vigilino e difendano la popolazione civile saharawi, abbandonata a sua sorte nei Territori Occupati del Sahara Occidentale, dalle flagranti violazioni dei diritti umani commesse dagli occupatori, e che premano al regime di Rabat affinché permetta al popolo saharawi il legittimo esercizio del diritto all'autodeterminazione, la cui legittima richiesta è causa principale di queste violazioni da parte del Marocco.

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mercoledì 4 giugno 2008

Marocco: Denunce di tortura e di processo ingiusto per un difensore dei diritti umani saharawi



Campagna di raccolta firme di Amnesty International - sezione Spagna per il caso di Ennaâma Asfari, attivista saharawi di diritti umani.

Compila i tuoi dati affinché possiamo inviare un messaggio nel tuo nome al Ministro della Giustizia del Marocco, Abdelwahed Radi, attraverso l'Ambasciata del Marocco in Spagna.

13 aprile 2008, agenti delle forze di sicurezza marocchine hanno fermato Ennaâma Asfari. Secondo le informazioni, gli agenti gli hanno bendato gli occhi e l'hanno condotto ammanettato fino ad un posto sconosciuto dove legato ad un albero, l'hanno menato mentre veniva interrogato sui suoi incontri con studenti saharawi in Marrakech. I capi d'imputazione a suo carico sarebbero: violenza contro la persona e possesso di armi bianche, accuse che lui nega.

Ai parenti non hanno notificato loro immediatamente la detenzione, come esige la legislazione marocchina. Hanno poturo visitarlo nel carcere solo il 22 aprile e, dietro la visita, hanno informato ad Amnesty International che Ennaâma Asfari aveva ematomi sotto agli occhi, marche nei polsi, segni di scottature di sigarette nelle braccia, raschiature nei gomiti, contusioni nelle cosce ed ematomi e gonfiore nei piedi.

Il 28 aprile Ennaâma Asfari fu condannato a due mesi di prigione, ad una multa di 1.700 dirhams ed a pagare un'indennità di 2.000 dirhams alla persona alla quale suppostamente attaccò.

Ennaâma Asfari è co-presidente del Comitato per il Rispetto delle Libertà ed i Diritti umani nel Sahara Occidentale, un'associazione con sede in Francia, paese nel quale Asfari risiede abitualmente.

Amnesty International chiede alle autorità marocchine che investighino in maniera immediata, esaustiva ed indipendente tutte le denunce di torture e maltrattamenti con l'intervento delle forze di sicurezza. Ugualmente chiede che rispettino il diritto delle persone a raccogliere e diffondere pacificamente informazione ed opinioni su questioni di diritti umani, comprese le relative al Sahara Occidentale.

Agisci!



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lunedì 2 giugno 2008

La Situazione nei Territori Occupati militarmente dal Marocco


Colloquio con Omar Salek, responsabile Diritti Umani nei Territori Occupati del Ministero dei Territori Occupati della Repubblica Araba Saharawi Democratica.

Il Sahara Occidentale, occupato militarmente dal Marocco dal 1975, si trova a vivere una situazione particolarmente critica e, purtroppo, poco conosciuta. Qual è il quadro generale della situazione del rispetto dei diritti umani nei territori occupati e nelle carceri del Sahara Occidentale?
In primo luogo voglio segnalare che i territori occupati stanno vivendo una situazione allarmante per l’ingente dispiego di forze di polizia che attualmente il regime marocchino sta facendo nelle strade di El Aaiun, Smara, Dakla e nelle altre principali città del sud. ...
... I nostri concittadini nei territori sono perseguitati, osteggiati e in ogni momento, ci sono sequestri, interrogatori, torture. Dal 2005 a ora ci sono state molte manifestazioni pubbliche dove la resistenza pacifica, chiamata Intifada, si è affermata e consolidata nella popolazione. Finora ci sono stati due morti e decine di arresti politici di persone giudicate e sommariamente rinchiuse nelle carceri nei territori occupati come nel sud e nel resto del Marocco. Oggi i territori occupati sono isolati dal resto del mondo, è proibito l’accesso ai giornalisti e alle delegazioni parlamentari d’indagine. Dalla settimana scorsa 61 prigionieri politici nella Carcere Nera di El Aaiun, di Kenitra, di Ait Meloul, di Tiznit e di Sale, arrestati solamente perché rivendicavano la libera autodeterminazione del popolo saharawi manifestando pacificamente e come attivisti per i diritti umani, sono entrati in sciopero della fame e iniziano a stare molto male. Molte organizzazioni, inclusa l’associazione marocchina per i diritti umani, hanno lanciato un appello per salvare la vita ai prigionieri politici saharawi perché la situazione che stanno vivendo è tragica. Alcuni non hanno spazio per alzarsi in piedi nelle celle sovraffollate e la situazione sanitaria è atroce e senza alcun controllo.

Il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum in Sahara Occidentale non prende minimamente in considerazione questa situazione. È possibile che questa Missione Onu ampli il suo mandato verso l’istituzione di una forza di Polizia Internazionale per vigilare sul rispetto dei diritti umani?
La Rasd e le Ong nei territori occupati hanno fatto questa proposta per andare oltre il mandato attuale della Minurso, che attualmente è solo di sorveglianza del cessate il fuoco tra le parti, e arrivare a proteggere i cittadini saharawi nei territori occupati e al Referendum di autodeterminazione. In seno al Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, il Fronte Polisario ha richiesto la protezione dei cittadini saharawi da parte della Minurso, però finora non ci sono state risoluzioni in questo senso. I Caschi Blu che attualmente presidiano il territorio non possono fare nulla per fermare le torture e le violazioni dei diritti umani che avvengono davanti ai loro occhi.

A un livello più politico, che lettura può essere data alla denuncia di genocidio del popolo saharawi da parte del Marocco del giudice spagnolo Baltasar Garzón?

È molto importante, a prescindere dall’esito che questa potrà avere. Garzón ha evidenziato davanti all’opinione pubblica internazionale le atrocità a cui sono stati e sono sottoposti i cittadini saharawi che continuano ad abitare i territori occupati. Sono state trovate fosse comuni in cui decine di saharawi sono stati interrati vivi, ci sono ancora testimoni che conoscono i generali e i colonnelli responsabili di tutto questo. Dal 1975 ci sono stati più di 400 desaparecidos saharawi di cui non sono state ritrovate tracce, i famigliari chiedono ancora che venga fatta luce su tutto questo ma non hanno mai avuto alcuna notizia.

Riguardo l’ultimo round di trattative di Manhasset, è possibile nutrire ancora speranza per una soluzione pacifica della questione saharawi?
La prospettiva è molto chiara: ci potrà essere un’opzione di pace fintanto che si potrà porre fine a questa situazione che da 32 anni vede esuli saharawi rifugiati nei campi in Algeria e altri saharawi oppressi e maltrattati da un Regime non scelto, se di tutto questo non sarà possibile veder la fine i saharawi saranno costretti a imbracciare di nuovo le armi destabilizzando tutta la zona del Maghreb smettendo di curarsi del rispetto del diritto internazionale.

a cura di Giulia Norcini

Picture from Flickr user Saharauiak used under a Creative Commons license

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