La Corte conclude che gli elementi e le informazioni portati a Sua conoscenza non stabiliscono l’esistenza di alcun legame di sovranità tra il territorio del Sahara Occidentale e il Regno del Marocco

Corte Internazionale di Giustizia

L'Aia, 16 ottobre 1975

sabato 10 ottobre 2009

Polizia marocchina arresta attivisti dopo visita a Tindouf

Lo scorso 8 ottobre, la Polizia Giudiziaria marocchina fermava nell'aeroporto di Casablanca vari attivisti saharawi di diritti umani, dopo che le autorità marocchine hanno saputo che questi avevano viaggiato ai campi profughi saharawi di Tindouf (Algeria). Secondo un comunicato del Procuratore Reale del Tribunale di Appello di Casablanca, la detenzione di queste persone è stata ordinata dopo l'informazione apparsa in vari mezzi di comunicazione ed i lamenti di alcuni partiti politici per il suo viaggio a Tinduf.

L'Associazione di Vittime di Violazioni Gravi di Diritti Umani (ASDVH) il cui presidente, Brahim Dahane, sta tra quegli arrestati, informò della detenzione, che "denuncia fermamente", e chiese la sua "liberazione immediata."

Assieme a Dahane sono stati arrestati ed interrogati altri cinque attivisti pro saharawi, tra i quali si trova il segretario generale del Collettivo di Difensori saharawi dei Diritti umani, CODESA, Ali Salem Tamek.

Secondo la Procura, i dati editi dalla stampa segnalano che, durante il lorosoggiorno aTindouf, questi attivisti si misero in contatto con "parti ostili al Marocco", cioè, con alte cariche della sicurezza militare algerina, per quello che "attentarono agli interessi superiori della nazione."

Diverse organizzazioni politiche e non, hanno mostrato il loro malessere per la visita degli attivisti a Tindouf. In questa linea, il Ministro di Comunicazione e portavoce del Dirigente, Jalid Naciri, indicò oggi durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri che il Governo "non rimarrà di braccia incrociate davanti alle provocazioni contro l'integrità territoriale del regno."

Da parte loro, i detenuti manifestarono in una conferenza stampa ad Algeri che le critiche versate dal Marocco dimostrano "le bugie" del piano di autonomia marocchina proposto agli abitanti del Sahara Occidentale in cambio della rinuncia al loro diritto di autodeterminazione.

"Dov’è il reato quando un saharawi visita ad un altro, è quello il piano di autonomia ed i diritti che ci offre il Marocco"?, si domandò Dahane, ed accusò Rabat di pretendere col suo atteggiamento di dividere in due ai saharawi e provocare un conflitto tra loro.

Ugualmente, Dahane considerò che la reazione del Marocco al suo viaggio fa parte di "una campagna orchestrata per i partiti politici marocchini, intensificata negli ultimi mesi, per fermare ed ostacolare l'attività dei difensori dei diritti umani saharawi."

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lunedì 21 luglio 2008

Oujda: il ghetto occulto


Oujda è una fermata d'obbligo per i migranti subsahariani che vogliono raggiungere la Spagna. La maggioranza risiede nel campus dell'università, dove il rettore ha proibito l'accesso alla polizia marocchina. Senza cibo, acqua né mezzi di igiene, aspettano lì un'opportunità per saltare a Melilla.

Questo è quanto si leggeva oggi nel settimanale spagnolo Interviú e che forse ci dovrebbe far riflettere riguardo la situazione di ricatto che vive l'intera popolazione del regime Makhzeniano, come vediamo, senza esclusioni.

“Siete giornalisti? Spagnoli? Vi devo chiedere di accompagnarmi". L'interlocutore era il decano della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Oujda, Mehuimi Mohamed. Alle sue spalle, vari agenti della polizia politica marocchina davano carattere di arresto alle sue parole. La rete di spie nel ghetto di Oujda ha denunciato la presenza di due giornalisti spagnoli tra gli immigranti nascosti nell'università. Da mesi, il rettore dell'Università di Oujda sistema gli immigranti nel loro viaggio verso la Spagna. Nelle installazioni pubbliche aspettano l’opportunità per attraversare in barca o tentare il salto allo steccato di Melilla. Il decano ha proibito l'accesso della polizia al campus per questioni umanitarie. Il recinto era popolato per più di 200 subsahariani. È il gran segreto del Marocco nelle sue conversazioni con la Spagna. Gli immigranti si nascondono a scarsa distanza dal palazzo dove José Luis Rodríguez Zapatero si riunì due settimane fa col monarca Mohamed VI per rinforzare lacci di cooperazione. La volontà del Marocco di occultare quello che lì succede si è tradotto per i due giornalisti spagnoli in più di sei ore di arresto ed interrogatori e la pretesa di eliminare tutte le prove grafiche del reportage che furono recuperate posteriormente grazie all'informatica.

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mercoledì 16 luglio 2008

Soldi italiani per i sahrawi

Algeri, 15 lug. (Apcom) - L'Italia ha donato un milione di euro in aiuti ai rifugiati del popolo sahrawi che vivono in Algeria. Il contributo risponde a un appello rivolto a giugno ai paesi donatori dal Programma alimentare mondiale (Pam), ha annunciato l'Ambasciata italiana ad Algeri in un comunicato.

Il Pam, che da anni si occupa dei rifugiati sahrawi, ha lanciato l'appello ai donatori internazionali per rafforzare gli aiuti ed evitare i rischi di una penuria nei campi di Tindouf, nell'estremo sud-ovest algerino. Fonti della Farnesina hanno precisato che si tratta di un aiuto "a carattere umanitario", che il ministero versa di norma quasi ogni anno.

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lunedì 7 luglio 2008

Ifni, l'inferno.

Una delle donne torturate selvaggiamente dalla polizia marocchina a Ifni [Reuters]

Se da una parte i movimenti italiani di appoggio al sahrawi ci congratuliamo dal supporto che alcune delle nostre autorità locali offrono ad un popolo che soffre da 33 anni l'esilio più infame, dall'altra dobbiamo rammentare la nula copertura di altri tragici eventi --come gli accaduti un mese fa a Sidi Ifni, Morocco-- da parte dei nostri media.

Triste è notare che, al contrario di Le Monde, El País, ecc. Il Corriere, La Repubblica e La Stampa non si sono accorti di nulla.

Ci sono informazioni allarmanti riguardo l'attuazione della polizia durante la manifestazione che un migliaio di disoccupati di questa cittadina di 20.000 abitanti del sud del Marocco hanno indetto 30 giorni fa.

Il direttore di Al Jazeera a Rabat, Hassan Rachidi, ha visto annullato l'accreditamento di stampa per il suo canale, e si trova adesso sotto processo per aver detto quanto non si poteva dire: ci sono stati più morti, diverse donne hanno riportato episodi di violenze sessuali, e le solite detenzioni arbitrarie si sono saldate con centinaia di denunce di tortura. Sarà un segno che 50 avvocati si siano mossi per diffendere Rachidi dal regime Makhzeinano a titolo volontario?

La nostra stampa era come al solito troppo impegnata nella morbosa --e forse redditizia-- cronaca come per buttare un occhio sul mondo (fatto salvo Lloret de Mar e l'Eurocopa).

Per rimanere a casa non possiamo che notare che l'ultimo riferimento dal giornale torinese al regno incantato non si faceva eco del clima di repressione che Amnesty, OMCT, ed altre prestigiose organizzazioni internazionali denunciano proprio in questi giorni. Ecco cosa scrivevano (o semplicemente traducevano) gli omini di Giulio Anselmi in questo periodo. Sommersi tra tonno e buchi di golf si sono persi questo. Se non fosse da piangere ci verrebbe da ridere.

Nel nostro piccolo invieremo questo link alle redazioni per ricordargli il loro dovere.

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